tempio di apollo

Il Tempio di Giove e il tempio di Apollo a Pompei

Il Foro come abbiamo detto era la grande piazza della vita civile e religiosa dei romani. A Pompei, oltre agli edifici dedicati alla vita civile, sul Foro c’è l’ingresso di due importanti tempi: il tempio di Giove e il tempio di Augusto. Ma altri templi si insediano nella piazza: quello di Vespasiano e quello dedicati ai Lari. Vediamo di capire che cosa significa questa presenza e quali erano le caratteristiche della religione romana così come gli scavi di Pompei ci consentono di capire.

Il Tempio di Giove è in evidenza particolare, a dimostrare la sua importanza sugli altri: su un alto podio, nel lato corto, la sua vista è magnifica con il Vesuvio che incombe alle sue spalle. In realtà il tempio non è dedicato al solo Giove, ma alla cosiddetta triade capitolina, cioè a Giove, Giunone e Minerva. Si tratta delle tre divinità/chiave di Roma e si chiamano così perché a loro era dedicato il tempio sul Campidoglio di Roma.

Il punto è che la religione romana – come quella greca con cui ci sono moltissimi collegamenti – era una religione civile, legata alla città e alla politica, non c’era allora la separazione tra religione e governo, tra culto religioso e vita politica. Quindi le tre divinità più importanti erano quelle con cui la città politica si identificava. Non c’era nella religione la spiritualità che noi conosciamo modernamente, il dialogo tra la coscienza del fedele e la divinità. Il rapporto era civile, prima che religioso, ed era per così dire “contrattuale”, il cittadino/fedele faceva dei sacrifici alla divinità e si aspettava protezione. E il culto era esterno: non c’era un luogo interno in cui andare a pregare, il tempio greco/romano, come vediamo in tutti i templi del Foro, non ha spazi interni come le nostre chiese: aveva una cella in cui era conservata la statua della divinità – le statue nel nostro caso – a cui accedevano solo i sacerdoti.

Il senso civile della religione è evidente anche in altri due templi, sulla destra di quello di Giove, il tempio dei Lari (e cioè delle divinità a protezione della città, il tempio degli antenati, potremmo dire), e quello di Vespasiano, cioè di un imperatore che aveva fatto molto per la città di Pompei. Gli imperatori venivano divinizzati, e cioè a loro erano dedicati templi e sacrifici, a indicare che il capo dello stato era anche divinità.

Il tempio di Apollo è sull’altro lato della piazza rispetto a questi ultimi, un tempio dedicato a una divinità più greca che romana, ma che qui aveva un culto molto antico, rappresentando probabilmente il culto civico più importante prima di quello della triade. Si tratta dunque di un culto radicato, forse dedicato alla funzione di guaritore che aveva Apollo, dio della medicina oltre che delle arti. Ma anche il Tempio di Venere non è lontano dal Foro e rappresenta l’ultimo tassello della religione a Pompei. Ma la religione romana era pronta a assorbire altre tradizioni, con particolare interesse per quelle orientali. A Pompei c’è anche il Tempio di Iside, divinità egiziana legata ai miti della resurrezione. L’ambiente era pronto ad assorbire la religione cristiana, che non fece in tempo ad arrivare a Pompei prima dell’eruzione.